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La Quadreria

La Quadreria

LE ORIGINI DELLA QUADRERIA

La storia della Quadreria è una storia complessa e articolata; si tratta infatti di una collezione considerevole ma dal significato difficilmente comprensibile se non in rapporto alla sua vicenda storica. La quadreria rispecchia infatti, meglio di ogni altra sezione del Patrimonio Storico, le molteplici vocazioni assunte dell’Accademia di Brera.

Il primo catalogo completo della Pinacoteca, redatto dall’allora direttore Francesco Malaguzzi Valeri, descrive come nel 1908 fossero raccolti in una bella e vasta sala dipinti e cartoni di grande formato che documentavano, opportunatamente selezionati, i Concorsi Governativi, poi di fondazione privata, dedicati alla pittura di storia e al disegno di figura. Se questa sala ripercorreva così la storia dell’Accademia, quella successiva era dedicata ai dipinti, destinati fin dal 1879 all’Accademia di Brera dal conte Stefano Stampa ed entrati alla sua morte, nel 1900, a costituirvi la memoria del vivace collezionismo di arte contemporanea nella Milano ottocentesca. Questa preferenza, rispetto ad altre prestigiose raccolte donate all’Accademia ed invece disgregate, si doveva all’omogeneità della collezione e alla non secondaria distinzione di essere appartenuta a un personaggio che, come figliastro di Alessandro Manzoni, apparteneva particolarmente alla storia della città. Sempre a causa del suo notevole rilievo storico, la figura di Francesco Hayez occupava un’intera sala (la XXXII) con una scelta delle opere più significative fatta tra i suoi numerosi lasciti all’Accademia o tra le altre collezioni.

La Quadreria dell’Accademia comprende attualmente circa 600 dipinti, di cui una cinquantina antichi, 100 novecenteschi e i restanti dell’Ottocento, di cui 375 conservati in sede in un deposito, recentemente oggetto di lavori e riordini.

L’unico filo conduttore per districarsi in questo labirinto di opere eterogenee per formati, temi, caratteri formali, e l’unico possibile criterio di classificazione, è lo stesso con il quale erano inizialmente esposti i dipinti nelle sale del museo: la provenienza.
Solo da un confronto tra le diverse provenienze può infatti risultare la consistenza, l’importanza e la varietà dei nuclei che compongono questa enorme raccolta di pittura; così come lo specifico peso di testimonianza storico-artistica che ognuno dei nuclei identificati implica.

I NUCLEI

All’interno della Collezione dei dipinti si possono individuare principalmente tre grandi nuclei. Una prima serie è formata dalle opere giunte in Accademia nei primi anni dalla sua fondazione, e legate infatti non ancora alla sua funzione didattica ma più che altro al suo ruolo istituzionale. Si tratta infatti delle opere provenienti dalle soppressioni napoleoniche e dalle commissioni governative, prima nel periodo napoleonico e poi durante la Restaurazione.

Vincenzo Campi, Cucina, 1580-1581 ca., olio su tela cm 145 x 220, Accademia di Brera

Una seconda serie è formata dalle opere derivate dall’attività artistica dell’Accademia. Questa serie, quella più numerosa, omogenea e compatta, è formata dalle opere rimaste d’ufficio a Brera, come in molte altre accademie, perché premiate ai Concorsi. Questi dipinti, ed in misura minore le sculture (senza poi contare i materiali grafici relativi ai Concorsi di Architettura, Incisione, Ornato, Disegno di Figura), costituiscono il nucleo numericamente più consistente del patrimonio ottocentesco braidense, quello che meglio documenta gli orientamenti, le scelte accademiche ed in definitiva la storia di questa istituzione. Un confronto tra queste opere ci permette di seguire da vicino l’evoluzione dei vari generi artistici, a partire dal primo effettivo Concorso, quello straordinario nel 1802 relativo all’impegnativo cimento allegorico della rappresentazione della Riconoscenza della Repubblica Italiana a Napoleone, in cui la vittoria ottenuta da Giuseppe Bossi, lo favorì nella nomina al vertice dell’Accademia. Questo dipinto, vera e propria pietra miliare del nucleo dei dipinti di Brera, recentemente recuperato, doveva simboleggiare oltre che la rinascita politica della nazione sotto le insegne francesi anche quella culturale dell’Accademia.

Francesco Hayez, Laocoonte, 1812, olio su tela, cm 175 x 246, Accademia di Brera

Complementare al nucleo delle opere premiate ai Concorsi Governativi è quello composto dai saggi inviati all’Accademia, tra il 1804 e il 1862, dagli allievi che usufruivano del Pensionato quadriennale di formazione a Roma e che così dovevano mostrare i loro progressi.Fanno parte di questa serie anche le opere entrate tramite acquisto, che testimoniano il ruolo promozionale e gli orientamenti culturali dell’Accademia, soprattutto dal momento in cui, dopo alcune acquisizioni episodiche, prese avvio una sistematica campagna di acquisti, realizzati grazie ad appositi fondi ministeriali, delle opere ritenute più interessanti per il completamento delle collezioni tra quelle passate alle esposizioni annuali a Brera. Queste acquisizioni confermano nel tempo l’orientamento dei Concorsi, rendendo il confronto tra le due serie, opere premiate e opere acquistate, molto interessante.

Parallelamente al nucleo riguardante la vita dell’Accademia, c’è quello relativo al suo rapporto con i privati. Accanto ai Concorsi governativi, infatti, numerosi furono i premi istituiti per iniziativa e finanziamento di privati, con una distribuzione che copriva ogni campo dell’insegnamento artistico. Inoltre, di notevole importanza sono le opere giunte tramite legati di intere collezioni e doni o lasciti di singole opere, in grado di delineare sia le relazioni, la vita interna e il prestigio dell’Accademia, che la storia e gli orientamenti del collezionismo a Milano e in Lombardia nell’Ottocento.

Giuseppe Canella, Veduta del lago di Garda, 1846, olio su tela, cm 20,5 x 30 1980, 65, Accademia di Brera

Scopo principale di questo percorso è quello di riscoprire sotto una nuova luce la Collezione dei dipinti, facendo in modo che sia ogni singola opera a partecipare direttamente alla costruzione di un unico grande “racconto” sulla storia di questa istituzione, e dare avvio a una duplice idea di valorizzazione tra l’Accademia e il suo Patrimonio.

Gian Emilio Malerba, Mezza figura di donna alla toeletta, 1913, olio su tela, cm 107,2 x 114,3, Accademia di Brera